L’OSAPP, Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, ritiene doveroso intervenire a proposito delle ultime notizie riguardanti i possibili contagi da Covid-19 che hanno interessato personale in servizio e/o accasermato presso la 2a Casa di Reclusione di Milano ed un detenuto ivi ristretto.

Preliminarmente l’OSAPP deve evidenziare il proprio apprezzamento per il modo in cui è stata affrontata questa situazione di emergenza fino ad oggi e come sono stati evitati disordini. Il lavoro di squadra del personale delle varie aree ha influito positivamente sulla necessità che eventi critici di ogni natura fossero scongiurati. Come organizzazione sindacale, e quindi associazione rappresentativa del personale di Polizia Penitenziaria, abbiamo raccolto malumori sotto alcuni aspetti che riteniamo importanti e li sottoponiamo all’attenzione della S.V. Comprendiamo benissimo come alcune tematiche, affrontate nel contesto dell’emergenza sanitaria in atto, possano rappresentare un “terreno minato” ma consideriamo importante che, in ogni caso, attraverso canali adeguati di informazione, si possa, o si debba a seconda della questione, rendere partecipe tutto il personale dei protocolli da seguire in questo delicato momento.

Il personale vorrebbe essere informato costantemente, con incontri in reparto (vista l’impossibilità di fare conferenze di servizio) o attraverso comunicazioni scritte, circa i casi di positività per adottare i conseguenti accorgimenti in caso di contatti diretti con gli stessi. E’ stato reso ampiamente noto dal Dipartimento della Protezione Civile come l’interesse per la salute pubblica consenta il trattamento dei dati sensibili motivo per cui si possono rendere partecipi gli addetti ai lavori circa gli ultimi eventi occorsi. Altra questione evidenziata è il protocollo adottato, pare secondo i paletti dettati da un provvedimento della Prefettura di Milano, che in parte si discosta da quanto enunciato dal Capo del Dipartimento secondo il quale i poliziotti penitenziari “debbano continuare a prestare servizio anche nel caso in cui abbiano avuto contatti con persone contagiate o che si sospetti siano state contagiate” ma non in servizi operativi. E’ il caso, ad esempio, del personale del 3° reparto che pur venuto a contatto con detenuto risultato positivo, ha continuato a prestare servizio operativo nel reparto di appartenenza. Il personale vuole sapere se questo sarà un principio generale o un eccezione, come direbbe qualcuno, “che invalida la regola”. Ulteriori notizie che andrebbero fornite al personale di Polizia Penitenziaria riguardano il protocollo adottato per l’effettuazione del tampone. Pur non riferendoci all’ambito di codesto istituto ma in senso più ampio al distretto milanese ed altre province, identici casi sono stati affrontati in modo differente ove in alcune occasioni si è ritenuto di ricorrere ai tamponi ed in altri no. Altra questione tanto delicata quanto importante, riguarda l’uso delle mascherine. Ad oggi pare sia stato lasciato alla mera discrezionalità l’impiego di tali dispositivi di sicurezza. Ritenuti imprescindibili da alcuni ed ovviabili da altri, si naviga a vista pure in questo ambito. Come organizzazione sindacale, e a tutela della salute del personale di Polizia Penitenziaria, invitiamo la S.V. a valutare l’ipotesi di disporre l’obbligo di impiego delle mascherine per tutta la popolazione detenuta e tutti i dipendenti delle varie aree in servizio. Ultima questione discussa rappresenta la sanificazione degli ambienti. Il personale di Polizia Penitenziaria intende, giustamente, sapere quali azioni siano state disposte in questo caso. La tematica affrontata è centrale rispetto ai vari quesiti posti ma la problematica che emerge è la carente, non costante, o forse inadeguata per la contingenza del momento, comunicazione fornita al personale di Polizia Penitenziaria. Quella stessa cura adottata per prevenire il verificarsi di disordini andrebbe posta per informare correttamente tutti i dipendenti dell’istituto. L’OSAPP comprende le difficoltà e non pone il problema come oggetto di specifiche colpe ma con la presente chiede alla S.V., con la collaborazione indispensabile del Comandante di Reparto e del Dirigente Sanitario, adeguate e puntuali spiegazioni circa i vari punti argomentati nella presente. Con l’occasione si ringrazia, si resta in attesa di urgente cortese riscontro e si porgono distinti saluti.

 

Il V.Segretario Regionale

Francesco Ricco

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Bernardo Petralia Capo DAP

Rubrica a cura di Leo Beneduci 2 aprile 2020

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