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Qual è il clima di lavoro al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti di Milano
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Nella giornata di ieri 23 luglio, una serie di gravi episodi interni hanno messo seriamente a rischio la funzionalità e la sicurezza del carcere Romano di Rebibbia. In particolare e da ultimo, nonostante vi fossero già nove unità di Polizia Penitenziaria distolte dal servizio interno ed impiegate all’esterno per piantonamento in Ospedale di quattro reclusi, verso le ore 17,30 presso il reparto G12 dapprima un detenuto rumeno visibilmente ubriaco ha aggredito un altro detenuto della stessa nazionalità procurandogli la frattura della mascella e tanto da costringere lo stesso a ricorrere a cure ospedaliere esterne mediante l’impiego di altre unità di Polizia Penitenziaria e dopo circa mezz’ora,

nello stesso reparto in cui i detenuti sono lasciati liberi di circolare per la cosiddetta  sorveglianza dinamica è scoppiata una rissa tra detenuti rumeni presenti in una cella e anch’essi in preda ai fumi dell’alcool tanto da dover ricorrere anche questi a cure mediche previo intervento degli ormai scarsi poliziotti penitenziarti presenti.

A denunciare l’episodio è l’O.S.A.P.P. (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) per voce del Segretario Generale Leo Beneduci.
“Nel carcere di Rebibbia Nuovo Complesso quella di ieri è stata l’ennesima giornata di ordinaria follia per il personale della Polizia Penitenziaria e per parte dell’utenza detentiva tenuto con che la carenza di personale determinata da approssimative disposizioni impartite dagli organi dell’Amministrazione Penitenziaria Centrale in particolare dal Direttore del personale Dott. Pietro Buffa per un istituto penitenziario ad estremo rischio qual è quello di Rebibbia determinano tra l’altro l’impossibilità di effettuare preventivi controlli da parte del personale del Corpo, anche a tutela dell’incolumità dei ristretti e di chi in carcere lavora.”

Analogamente – prosegue Beneduci – sarebbe da domandarsi come mai nel carcere di Rebibbia è possibile per i detenuti acquistare e consumare sostanze alcooliche tanto da giungere a condizioni di ebrezza laddove i regolamenti ne consentono un uso giornaliero estremamente limitato.
Peraltro, conclude Beneduci quella di Rebibbia è una condizione comune a tutti gli altri Istituti penitenziari della penisola e tenuto conto che il carcere in Italia non rieduca né produce maggiore sicurezza per i cittadini nonostante le previsioni della Costituzione, qualcuno prima o poi dovrà chiedere conto al Ministro Andrea Orlando del disastro grave e reiterato determinatosi nel sistema penitenziario italiano durante il suo Ministero.

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