Stampa

Pm antimafia aggredito da un boss della ‘ndrangheta in carcere, emergono ulteriori stranezze dalla testimonianza dell’ex direttrice di Mammagialla, Teresa Mascolo.

E’ ripreso ieri davanti al giudice Silvia Mattei il processo ai tre agenti della Polizia Penitenziaria Mauro Ferrara, Luigi Di Filippo e Felice Costabile, finiti nei guai per l’aggressione a Mammagialla al procuratore antimafia Giovanni Musarò da parte del boss Domenico Gallico.

Non avrebbero vigilato sull’incontro. Accusati di violata consegna e falso ideologico, gli imputati sono difesi dall’avvocato Remigio Sicilia.

Era il 7 novembre 2012. Il pm Musarò avrebbe dovuto incontrare il capo dell’omonima cosca della fascia tirrenica di Reggio Calabria, classe 1958, che in regime 41 bis sta scontando 7 ergastoli dal 1990.

Magistrato Musarò: Agenti penitenziari non ammanettarono Gallico, ho pensato che mi uccidesse

“Gallico è un demonio, mi premunii chiedendo all’ufficio matricole di Mammagialla la presenza di due agenti dentro la stanza e che Gallico venisse portato nella sala colloqui ammanettato, con le mani dietro la schiena”, ha detto in aula il pm Musarò, 43 anni, sentito all’udienza dello scorso 13 luglio.

Gallico però entrò da solo, andò a passo molto sostenuto verso il pm e gli disse “procuratore, finalmente ci conosciamo, posso stringerle la mano?”. Il magistrato istintivamente gli porse la mano e lui gli sferrò un pugno in piena faccia, un sinistro che gli ruppe il naso, coninuando a prenderlo a calci e pugni mentre era a terra.

“Io non ho ricevuto alcuna comunicazione, non sapevo nemmeno che quel giorno sarebbe venuto il pm Musarò, gli interrogatori in carcere sono quotidiani. Solo dopo, ad aggressione avvenuta, ho saputo. Non ho ricevuto missive che mi avvisavano della richiesta che venisse scortato in stanza, la avrei girata al comandante Bologna e a chi gestiva il reparto operativo, dicendo di provvedere con scrupolo alle due unità”, ha detto al giudice Mattei l’ex direttrice Mascolo, 54 anni, citata come testimone dal difensore Remigio Sicilia, escludendo che qualcosa potesse essere arrivato alla sua segreteria.

“Se è arrivato all’ufficio matricole, io non l’ho visto”, ha proseguito. Solo ieri avrebbe saputo, dal difensore, che ci sarebbe stata anche una richiesta telefonica. Ma, riguardo al fax giunto alle 8,49 del mattino stesso dell’interrogatorio e ricevuto da un agente, ha commentato: “Mi pare strano, perché quella persona non era né nella mia segreteria, né all’ufficio matricole”.

L’ex direttrice ha poi spiegato di avere saputo dell’aggressione mentre si trovava in un’altra ala del carcere assieme alla vicecomandante Antonia Canonico e di non sapere invece dove fosse il comandante del corpo di Polizia Penitenziaria Daniele Bologna.

Peccato – ha fatto allora notare il difensore degli imputati – che Bologna, sentito anche lui il 13 luglio dell’anno scorso, abbia detto che si trovava a Roma con la Mascolo.

Che qualcosa non torna lo dimostrerebbe anche il verbale di perquisizione con “denudazione” del boss Gallico prima dell’incontro, sottoscritto da quattro agenti. “Non eravamo in quattro, eravamo solo due e non c’era nemmeno il sottufficiale, la cui presenza, in questi casi, è obbligatoria”, ha detto uno dei poliziotti intervenuti, sottolineando l’irregolarità della stessa perquisizione.

Tutta da chiarire, insomma, la dinamica dei giorni, delle ore e dei minuti che hanno preceduto l’aggressione del magistrato.

Per questo il prossimo 15 maggio sarà sentita l’allora vicecomandante della penitenziaria Antonia Canonico, oggi in servizio alla casa circondariale di Latina.

Quel giorno, inoltre, il giudice Mattei scioglierà la riserva sulla richiesta della difesa di riascoltare, ex 507, il primo agente entrato nella saletta colloqui dopo l’aggressione, un addetto all’ufficio matricola e soprattutto il poliziotto che, secondo l'ex direttrice Mascolo, non si sa perché abbia ricevuto lui il fax.

 

 

tusciaweb.eu

 

Questo sito si avvale dell'utilizzo di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.